Riflessione sulla moda e sulle modelle

claudia-schiffer

Oggi ho ricevuto l'invito stampa alla presentazione di un'interessante libro, che devo dire mi ha incuriosito non poco, si tratta di "L'Ultima Sfilata" di Luca Testoni, edito da Sperling & Kupfer.

"L'Ultima Sfilata" ha come sottotitolo 'Processo alla casta della moda italiana' e la presentazione cita così:
C'era una volta la moda italiana. Quella dei grandi stilisti, delle top model superpagate (quelle che "per meno di 10.000 dollari al giorno non ci svegliamo neanche"), del miracolo industriale. C'era una volta il fiore all'occhiello del made in Italy, faceva tendenza e finiva sulle copertine delle riviste più prestigiose del mondo.
C'era una volta e potrebbe non esserci più. Dietro la facciata glamour, infatti, il sistema scricchiola. Colpa di una "casta" che per troppo tempo ha guardato solo al proprio (lussuoso) orticello: una compagnia esclusiva (e molto elegante), in cui al genio creativo si è sostituita l'arroganza di imprenditori, pierre e buttafuori. Un settore incapace di sottrarsi alla decadenza dei costumi, e di sostenere l'urto di una moda sempre più low cost e low luxury. Un universo fatto di addetti stampa che confondono il fatturato con il PIL, di sfilate sponsorizzate dai pomodori, di eroi della trash-tv in passerella, di griffe sulle mutande e sulle piastrelle del bagno, di elusione fiscale [..]

Che dire? l'analisi di Luca Testoni è semplice e veritiera. Innanzitutto vorrei cominciare col dire che le modelle, anzi le vere topo model, non esistono piu'. Finiti i tempi delle vere 'top' come Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Heva Herzigova, modelle belle e con personalità. 

Adesso le modelle, si sono altrettanto belle e molte preparate e professionali, ma sembra esserci un'omologazione, se ci fate caso a prima vista tante sembrano tutte uguali, o almeno non emergono per carattere come le top degli anni 90. 

Se ne parla ed è giusto che sia cosi', è il loro momento, pero niente a che vedere con quegli anni d'oro. 

Caso a parte ad esempio Gisele Bundchen e poche altre, ma si sa ci sono le eccezioni che devono confermare la regola. Tanto è vero che molte top degli anni '90 sono richiamate per campagne pubblicitarie di diverse griffes e come testimonial di nuovi prodotti, preferite alle nuove modelle. Il motivo c'è ed è quello che i grandi nomi di una volta tirano ancora, e forse ancor di piu di altre che sfilano tutt'ora.


L'argomento 'sfilate sponsorizzate dai pomodori, di eroi della trash-tv in passerella, di griffe sulle mutande e sulle piastrelle del bagno' sembra cadere a fagiolo in quanto proprio in questi giorni una persona a me cara mi ha chiesto "Ascolta, tu che te ne intendi di moda, mi sai dire se queste marche (non facciamo nomi) sono 'tamarre'?"

Le marche in questione non le citero' ma posso dirvi che sono due marchi importanti dei quali uno prestigioso (uno italiano ed uno straniero) che sfilano sulle passerelle dell'alta moda mondiale, ma è vero, ormai sono associate ad un ideale di 'tamarrismo' generalizzato non perchè in se siano grezze o volgari le creazioni di moda (a dirla tutta a volte è capitato, specialmente per la marca italiana in questione...) e gli accessori, quanto perchè ormai rientrano in uno stereotipo grossolano, indossato da personaggi, anche pubblici, non proprio di prim'ordine o che di certo non brillano per eleganza e condotta morale, e nel caso di quelli pubblici sono noti invece per l'assenza di bravure o meriti artistici.

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