Le foto mosse e le persone sfocate [Schon! Magazine Photographed by Robert John Kley]


Qualche giorno fa ho letto su Facebook una bella citazione, che diceva pressappoco cosi:
'Le persone più difficili da amare, sono quelle che ne hanno più bisogno'
Amore inteso come affetto, calore umano, sentimento.

Bhe, penso che in fondo questa sia una verità.
Non è in realtà un significato che si comprende subito, un pensiero che balza subito in mente, tutt'altro: la prima reazione che si ha di fronte a qualcuno che ci appare ostile è quella di scappare, sbattendogli la porta in faccia.
La sensazione che abbiamo di fronte a una persona che ci appare ostile, ostica e incomprensibile, è come quella che si ha di fronte a una foto mossa, a un'immagine sfocata, ti crea un iniziale sensazione di disturbo: è sfocata, non si mettono a fuoco i dettagli, ti fa girare la testa, ti destabilizza, la reazione è di voltare lo sguardo, oppure ti verrebbe di aggiustarla con le mani, come in un moto istintivo.


Questo provoca una persona sfuggente e ostile.
Lecito, comprensibile, umano e anche ragionevole se vogliamo.

La citazione pero mi ha colpita, e mi sono fermata a pensare.
La sensibilità di fondo, quella vocina che mi sussurra qualcosa, quella lucina picccina che si accende, mi ha fatto fare questo esercizio inconsapevolmente: riflettendoci l'ho fatto più volte di quanto pensassi. Se c'è qualcuno che non riesco a capire, siccome a me piace capire, cerco di capirlo.

Sembra uno scioglilingua, uno scherzo, e invece è qualcosa di semplice, ma che non sempre scatta automatico: se non scatta lo faccio scattare.

Vi faccio qualche esempio, sapete cosa ho scoperto una volta? che dietro una freddezza si celava un passato freddo, un'infanzia con poco calore, pochi abbracci, fatta di sacrifici, di privazioni e di responsabilità caricate: una ruvidità subita in passato che si rifletteva nel presente.
Allora la persona che ci sembrava ostile, ci appare come il bimbo di tanti annoi fa, a cui mancavano gli abbracci, a cui mancava un sorriso spontaneo donato con affetto, e ci verrebbe di darglieli in supplenza: questo vuol dire scavare, toccare con mano l'umanità.

A volte le persone che ci appaiono in un modo negativo, per certi loro modi di pensare, di porsi, di ragionare, alle spalle hanno qualche sofferenza che non sono riusciti a superare, qualche ferita che non sono riusciti a guarire, o forse che sono sicuri di aver cicatrizzato, ma che invece è sempre lì. latente e presente.

Questione di messa a fuoco.

Quando c'è qualcuno che si riusce a capire, del quale non si riesce a cogliere l'essenza, o quando l'essenza stessa ci appare incomprensibile, la prossima volta cerchiamo di inquadrarlo, oltre le sgranature, e la messa a fuoco sfocata.

Non è detto che cambieremo opinione, forse potremo solo confermare il nostro giudizio negativo, ma almeno avremo provato, quanto meno sapremo capire meglio, e dare un parere più obiettivo.
Un po come le foto di questo editoriale di Schon!Magazine, questi scatti di Robert John Kley.







CONVERSATION

6 commenti:

  1. BEllissime parole, spesso dovremmo sforzarci di guardare meglio..
    Fabrizia - Cosa Mi Metto???

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  2. Spesso ci fermiamo solo all'apparenza, belle parole, e molto belli questi scatti!
    Alessandra

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  3. Bellissimi scatti, molto particolari ed originali ritengo ci facciano osservare particolari nascosti ed interessanti

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  4. Mi piace molto questo post e adoro le immagini!
    L'ARMADIO DI VENERE

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  5. Le foto... gli abiti ... è tutto così meraviglioso che sembra un sogno <3

    Martina Corradetti
    www.thefashioncoffee.com

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  6. questi scatti sono favolosi...adoro questa tecnica...e bellissime le tue parole...perfette

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