La vera pausa caffè
La vera pausa caffè
Vorrei condividere con voi l'idea che ho io sulla pausa caffè.
Per me la pausa caffè è quel lasso di tempo che va dalla preparazione al consumo vero e proprio del caffè.
A me capitava spesso di farla una mezzora dopo pranzo, quando i piatti sono stati lavati, e la cucina risulta più pulita e libera, e soprattutto prima di iniziare a vivere il pomeriggio.
Più si dovevano affrontare lunghi pomeriggi lavorativi, o comunque impegnativi e più questa pausa, diventava quello spazietto di pace, che separava il pranzo dai doveri.
E sì, perché sapendo di dover affrontare un duro pomeriggio, o in ogni caso delle situazioni noiose, faticose, quel momento diventava una sorta di spazio tra il dovere ed uno stato di dolce attesa.
Come quando uno sta uscendo di casa, saluta la moglie, e poi, invece di uscire torna nuovamente indietro e la saluta nuovamente, quasi come a voler ritardare di qualche secondo il faticoso dovere.
Io non mi faccio fare il caffè di solito, e non lo prendo di fretta e furia, perché così sarebbe una sorta di medicina per svegliarsi. Non lo prendo subito dopo pranzo, perché non lo uso come digestivo.
La mattina al contrario lo prendo senza troppi fronzoli, perché ho bisogno di carica, e non la vedo come una pausa.
Ultimamente lo prendo con la moka classica, ma ho usato anche la napoletana.
Mentre sonnecchio sul divano, o sulla sedia, noto che il tempo scorre, ed anche troppo, e purtroppo bisogna alzarsi per affrontare la qualsiasi, quindi mi alzo prendo la moka ed inizio la mia vera pausa.
Mentre metto l'acqua, carico il caffè a ''montagnella'' , mai pressato, e sono in pace, sono protetto da ogni cosa, sono ancora in fase di riposo.
Metto sul fornello più piccolo, e fuoco al minimo.
Prendo intanto la tazzina, in ceramica, e più spessa possibile, e metto lo zucchero, prima del caffè.
Questo momento è pausa pura, perché non posso fare altro, proprio perché devo controllare il caffè messo sul fornello.
Inizia ad uscire il primissimo caffè, denso e profumato.
Mi alzo e ne metto qualche goccia nella tazzina con lo zucchero ed inizio a miscelarlo, creando una sorta di crema. Questo processo è molto delicato, e se si supera un certo quantitativo di caffè, la crema non viene.
Quando ormai il caffè è uscito, lo verso con calma nella tazzina e se tutto è andato bene girando delicatamente, si forma la schiuma in superficie.
Tal volta non si forma, ma l'importante è sciogliere lo zucchero prima con poco caffè, anche solo amalgamandolo con il movimento rotatorio della tazzina.
Quando ormai il caffè è nella tazzina il tempo è scaduto, ma si deve bere caldo e con calma.
Alla fine per me conta più il momento di prepararlo, ed attenderlo. Naturalmente conta anche bere un buon caffè che ti da la carica e soddisfazione.
Il maestro Edoardo De Filippo diceva, che questi gesti fanno parte della poesia della vita, riferendosi al modo in qui si preparava lui stesso il caffè.
Con la macchinetta napoletana, questa pausa si prolunga perché quando l'acqua inizia a bollire, li inizia l'attesa. E si attende che il caffè passi nella parte sottostante. Nell'attesa si può continuare a parlare e a riposarsi.
Questa pausa è sicuramente amplificata se condivisa con un altro appassionato di caffè!










